Il Babbo Natale smemorato

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“Babbo Natale, Babbo Natale!” gridò un elfo entrando tutto trafelato nella stanza. “È il ventiquattro di dicembre! Devi preparare i regali!”

“I regali?” disse Babbo Natale grattandosi la barba bianca. “E che cosa sono i regali?”

L’elfo quasi svenne. “Come, che cosa sono i regali? Sono le cose che tu porti ai bambini!”

“Ah sì, ai bambini” disse Babbo Natale annuendo. “E chi sono i bambini?”

“Ma come! I bambini sono… sono…” l’elfo non sapeva più cosa dire. “Babbo Natale, ti sei dimenticato tutto!”

“Mi sono dimenticato cosa?”

“Tutto!”

“E cos’è tutto?”

L’elfo si sedette per terra e cominciò a piangere. Ma Babbo Natale era allegro come sempre, e fischiettava una canzoncina mentre girava per la casa.

“Andiamo” disse l’elfo asciugandosi le lacrime, “ti aiuterò io a ricordare. Vieni nel laboratorio.”

Nel laboratorio c’erano tutti i regali già impacchettati: trenini, bambole, palloni, libri colorati.

“Ecco, vedi?” disse l’elfo. “Questi sono i regali. Tu devi portarli ai bambini.”

“Benissimo” disse Babbo Natale prendendo un trenino. “E cosa ci faccio?”

“Li metti nel sacco!”

“Nel sacco? E perché nel sacco? Non è meglio metterli in tasca?”

“La tasca è troppo piccola!”

“Allora li metterò nel cappello.”

E prima che l’elfo potesse fermarlo, Babbo Natale cominciò a infilare i regali dentro il suo grande cappello rosso. Naturalmente non ci stavano, e caddero tutti per terra con un gran fracasso.

“No, no!” gridò l’elfo. “Nel sacco grande! Quello lì!”

“Ah, quello. Ma è troppo pesante. Non posso portarlo.”

“Lo portano le renne!”

“Le renne? E chi sono le renne?”

L’elfo ormai aveva rinunciato a capire. Portò Babbo Natale nella stalla, dove le renne lo guardarono con aria sospettosa.

“Queste sono le renne” spiegò l’elfo. “Tu sali sulla slitta, loro ti portano in giro per il mondo, e tu lasci i regali nei camini.”

“Nei camini? Ma si sporcheranno tutti!”

“È così che funziona!”

Babbo Natale salì sulla slitta, prese le redini e disse alle renne: “Avanti, elefanti!”

“Non sono elefanti” disse la prima renna con voce offesa. “Siamo renne.”

“E io chi sono?” chiese Babbo Natale.

“Sei Babbo Natale!” gridarono tutti insieme, l’elfo e le renne.

“Ah, sono Babbo Natale. E cosa fa Babbo Natale?”

“Porta i regali ai bambini!” gridarono ancora più forte.

“E perché li porto?”

“Perché è Natale!”

“E cos’è il Natale?”

A questo punto le renne si guardarono tra loro, poi la più vecchia disse: “Senti, Babbo Natale, anche se ti sei dimenticato tutto, noi sappiamo la strada. Tu stai buono, stai seduto, e quando arriviamo a un camino ti diciamo: ‘butta giù il regalo’. Va bene?”

“Va benissimo” disse Babbo Natale. E partirono.

Volarono tutta la notte. Ogni volta che arrivavano a una casa, le renne dicevano: “Butta giù il regalo!” e Babbo Natale buttava giù qualcosa. A volte era un regalo, a volte era il suo cappello, a volte era la scarpa sinistra.

Al mattino tornarono alla casa di Babbo Natale. L’elfo contò i regali rimasti: ce n’erano ancora tantissimi.

“Babbo Natale! Non hai distribuito quasi niente!”

“Mi sono divertito molto” disse Babbo Natale scendendo dalla slitta. “Ma ho dimenticato una cosa.”

“Cosa?”

“Come mi chiamo?”

L’elfo sospirò, ma poi sorrise. In fondo, anche se Babbo Natale si era dimenticato tutto, qualche bambino quella notte aveva ricevuto un regalo. E qualcun altro aveva ricevuto una scarpa o un cappello rosso, e si era chiesto che scherzo fosse quello.

“Ti chiami Babbo Natale” disse l’elfo con pazienza. “E l’anno prossimo proveremo di nuovo.”

“L’anno prossimo? E cos’è l’anno prossimo?”

“È quando ricominciamo tutto da capo.”

“Ah” disse Babbo Natale. “Mi sembra una buona idea. Ma dimmi, chi sono io?”

E così continua ancora oggi, ogni anno, e chissà se Babbo Natale si ricorderà mai davvero che cosa deve fare.